News – da Schede Operative
💙*Mio figlio non ascolta mai: è davvero un problema di disobbedienza?* *Comprendere cosa succede nel cervello del bambino per aiutarlo in modo efficace*
Articolo a cura della Dott.ssa Francesca Tabellione – Neuropsicomotricista dell'Età Evolutiva
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"È come se parlassi al muro."
Questa è una delle frasi che ascolto più frequentemente durante i colloqui con i genitori. Anche molti insegnanti descrivono bambini che sembrano non accorgersi delle consegne, dimenticano immediatamente ciò che è stato detto o iniziano un'attività completamente diversa.
Di fronte a queste situazioni è naturale pensare che il bambino non abbia voglia di collaborare o che stia mettendo alla prova l'adulto. In realtà, nella maggior parte dei casi, la spiegazione è molto più complessa e ha a che fare con il modo in cui il cervello elabora le informazioni.
*Quando "non ascoltare" non significa non voler ascoltare*Seguire una semplice consegna richiede molte più abilità di quanto immaginiamo.
Se un insegnante dice: "Apri il quaderno di matematica, scrivi la data e svolgi il primo esercizio", il bambino deve essere in grado di interrompere quello che sta facendo, orientare l'attenzione verso chi parla, comprendere il linguaggio, ricordare la sequenza delle azioni, resistere alle distrazioni e organizzare il comportamento.
Per un adulto tutto questo avviene automaticamente.
Per un bambino, invece, rappresenta un compito cognitivo complesso.
Quando uno di questi meccanismi non funziona in modo efficiente, il risultato può sembrare disobbedienza, mentre in realtà il bambino sta semplicemente incontrando una difficoltà nell'elaborazione della richiesta.
*Le Funzioni Esecutive: il sistema che organizza il comportamento*Alla base di queste capacità troviamo le Funzioni Esecutive, cioè quell'insieme di processi cognitivi che consentono di controllare il comportamento e raggiungere un obiettivo.
Sono loro che permettono al bambino di:
- mantenere l'attenzione;- ricordare una consegna mentre la esegue;- controllare gli impulsi;- cambiare strategia quando qualcosa non funziona;- pianificare le proprie azioni;- regolare emozioni e comportamento.
Per questo motivo vengono spesso definite il "direttore d'orchestra" del cervello: coordinano numerose abilità affinché lavorino insieme nel momento giusto.
È importante ricordare che le Funzioni Esecutive maturano lentamente e continuano a svilupparsi per molti anni. Non possiamo quindi aspettarci da un bambino competenze identiche a quelle di un adulto.
*Attenzione o disobbedienza? Imparare a distinguere*Non tutti i bambini che non eseguono una richiesta stanno opponendosi all'adulto.
Un bambino realmente oppositivo tende a rifiutare la consegna pur avendola compresa.
Un bambino con difficoltà attentive o esecutive, invece, spesso:
- sembra non aver registrato ciò che è stato detto;- dimentica rapidamente la richiesta;- si blocca se la consegna comprende troppi passaggi;- passa da un'attività all'altra senza terminarne una;- lavora meglio quando riceve indicazioni semplici e guidate.
La differenza è fondamentale, perché cambia completamente il tipo di intervento necessario.
*Perché ripetere la stessa richiesta raramente risolve il problema*Molti adulti reagiscono aumentando il numero dei richiami.
Ripetono la consegna più volte, parlano più forte, si innervosiscono.
Ma se il bambino fatica a mantenere l'informazione nella memoria di lavoro o a controllare l'attenzione, ascoltare la stessa frase dieci volte non gli insegnerà automaticamente come farlo meglio.
Anzi, spesso accade il contrario.
Il bambino finisce per aspettare il secondo o il terzo richiamo prima di agire, mentre l'adulto vive una crescente frustrazione.
La conseguenza è una relazione sempre più caratterizzata da continui richiami e conflitti.
*Come dare una consegna in modo realmente efficace*Piccoli accorgimenti possono fare una grande differenza.
●Prima di parlare, assicuratevi di avere l'attenzione del bambino.●Chiamatelo per nome, avvicinatevi e aspettate che vi guardi.●Preferite istruzioni brevi, formulate una richiesta per volta e concedete qualche secondo perché possa elaborare ciò che ha ascoltato.●Se il compito è complesso, suddividetelo in passaggi più semplici.●Infine, valorizzate ogni tentativo di collaborazione: il rinforzo positivo aiuta il bambino a consolidare nuovi comportamenti molto più dei continui rimproveri.
*I cinque errori più frequenti*Nella pratica clinica osservo spesso alcune modalità comunicative che, pur essendo comprensibili, finiscono per aumentare le difficoltà del bambino.
I più comuni sono:
1. Parlare mentre il bambino è completamente assorbito in un'altra attività.2. Fornire troppe istruzioni contemporaneamente.3. Ripetere la stessa frase senza modificare la modalità comunicativa.4. Interpretare ogni errore come mancanza di volontà.5. Correggere continuamente senza insegnare strategie per riuscire meglio.
Modificare questi comportamenti permette spesso di ottenere miglioramenti significativi nella vita quotidiana.
*Il gioco: il modo più efficace per allenare il cervello*Le Funzioni Esecutive non si sviluppano con esercizi ripetitivi o lunghe spiegazioni.
Si potenziano attraverso esperienze significative.
Il gioco rappresenta uno degli strumenti più efficaci perché coinvolge contemporaneamente attenzione, memoria, pianificazione, controllo dell'impulsività, flessibilità cognitiva e autoregolazione.
Giochi di società, percorsi motori, attività simboliche, giochi di costruzione e attività che richiedono di rispettare regole diventano veri e propri allenamenti per il cervello in crescita.
Quando il gioco è progettato con obiettivi specifici, può rappresentare uno strumento estremamente potente per favorire lo sviluppo delle competenze esecutive.
*Quando è il momento di rivolgersi a uno specialista?*È fisiologico che un bambino, soprattutto nei primi anni di vita, abbia momenti di distrazione o fatichi a seguire alcune consegne.
Tuttavia, è consigliabile richiedere una valutazione specialistica quando queste difficoltà sono persistenti, presenti in diversi contesti (casa, scuola e attività extrascolastiche) e interferiscono con l'apprendimento, le autonomie o le relazioni.
Una valutazione neuropsicomotoria permette di comprendere come il bambino utilizza attenzione, memoria, pianificazione, autoregolazione e capacità motorie, individuando sia le difficoltà sia i punti di forza su cui costruire un intervento personalizzato.
*Comprendere il bambino per aiutarlo davvero*Dietro un bambino che "non ascolta mai" non troviamo sempre una scelta volontaria.
Molto spesso troviamo un cervello che sta ancora imparando a organizzare le proprie risorse cognitive.
Cambiare il nostro sguardo significa smettere di chiedersi "Perché non mi ascolta?" e iniziare a domandarsi "Di quale competenza ha bisogno per riuscirci?".
È questo il punto di partenza di ogni intervento realmente efficace: comprendere il funzionamento del bambino prima di giudicare il suo comportamento.
Al centro BC-Brain Children accompagniamo ogni giorno genitori, insegnanti e professionisti nella comprensione del neurosviluppo, trasformando le conoscenze scientifiche in strategie concrete e applicabili nella vita quotidiana.
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