I primi segnali dell'autismo: quando è il momento di osservare con più attenzione? Articolo a cura della dott.ssa Francesca Tabellione (tnpee e formatrice)

I primi segnali dell'autismo: quando è il momento di osservare con più attenzione? Articolo a cura della dott.ssa Francesca Tabellione (tnpee e formatrice)

*I primi segnali dell'autismo: quando è il momento di osservare con più attenzione?*
Una delle domande che ci viene rivolta più spesso dai genitori è:

*"Quando si possono riconoscere i primi segnali dell'autismo?"*
Non esiste un'età precisa né un comportamento che, da solo, permetta di fare una diagnosi. Ogni bambino ha tempi di sviluppo diversi e può manifestare caratteristiche uniche. Tuttavia, esistono alcuni campanelli d'allarme che meritano attenzione, soprattutto quando sono presenti contemporaneamente e persistono nel tempo.

È importante ricordare che osservare questi segnali non significa che il bambino sia necessariamente nello spettro autistico, ma può indicare la necessità di una valutazione specialistica.

*I primi segnali nel primo anno di vita (6-12 mesi)*
Già nei primi mesi possono comparire alcune differenze nello sviluppo della comunicazione sociale.

Tra i segnali più frequenti troviamo:

- scarso contatto visivo;
- sorriso sociale poco frequente;
- ridotta ricerca dello sguardo del genitore;
- mancata o incostante risposta al proprio nome intorno ai 9-12 mesi.

Questi comportamenti non sono sufficienti per parlare di autismo, ma rappresentano aspetti che è utile monitorare.

*Tra i 12 e i 18 mesi*
Con la crescita diventano sempre più importanti le abilità comunicative.

Un bambino, normalmente, inizia a condividere ciò che lo interessa con l'adulto.

Ad esempio:

- indica un oggetto per mostrarlo;
- guarda il genitore dopo aver visto qualcosa di interessante;
- cerca di coinvolgere l'altro nel gioco.

Questa capacità prende il nome di *attenzione condivisa* ed è una delle competenze sociali più importanti nello sviluppo.

Nei bambini con disturbo dello spettro autistico questa abilità può essere ridotta o assente.

*Dai 18 ai 24 mesi*
In questa fase iniziano a emergere con maggiore evidenza altre competenze.

Possono comparire:

- ritardo del linguaggio;
- scarso gioco simbolico (ad esempio far finta di cucinare o dare da mangiare a una bambola);
- limitata imitazione dei gesti;
- comportamenti ripetitivi, come allineare gli oggetti o osservare sempre le stesse parti dei giocattoli.

Anche in questo caso è importante valutare il quadro nel suo insieme e non il singolo comportamento.

*Dopo i 2 anni*
Con l'ingresso alla scuola dell'infanzia possono diventare più evidenti alcune difficoltà.

Ad esempio:

- difficoltà nelle interazioni con i coetanei;
- forte bisogno di routine;
- disagio di fronte ai cambiamenti;
- interessi molto ristretti;
- sensibilità accentuata a rumori, luci, consistenze o contatto fisico.

Il linguaggio non è l'unico aspetto da osservare

Molti genitori pensano che il primo segnale dell'autismo sia il ritardo nel linguaggio.

In realtà non è sempre così.

Alcuni bambini parlano poco, altri sviluppano un buon linguaggio ma faticano a utilizzarlo nelle relazioni sociali.

Per questo motivo è importante osservare anche:

- come il bambino comunica con lo sguardo;
- se utilizza i gesti;
- se cerca di condividere emozioni e interessi con gli altri.

La comunicazione va ben oltre le parole.

*Attenzione ai comportamenti ripetitivi*
Un'altra caratteristica può essere la presenza di comportamenti ripetitivi, come:

- agitare frequentemente le mani;
- camminare sulle punte;
- dondolarsi;
- allineare gli oggetti;
- mostrare interessi molto intensi e specifici.

Molti di questi comportamenti possono comparire anche nello sviluppo tipico. Ciò che fa la differenza è la frequenza, l'intensità e l'impatto che hanno sulla vita quotidiana.

*Quando chiedere una valutazione?*
Se un genitore ha la sensazione che qualcosa non stia procedendo come dovrebbe, è importante non aspettare passivamente.

Una valutazione specialistica *non serve a mettere un'etichetta*, ma a comprendere il profilo di sviluppo del bambino e, se necessario, ad attivare un intervento precoce.

L'intervento nei primi anni di vita sfrutta la maggiore plasticità cerebrale e può favorire lo sviluppo delle competenze comunicative, sociali e adattive.

*Il messaggio più importante*
Ogni bambino ha i propri tempi di sviluppo e nessun singolo comportamento permette di fare una diagnosi di autismo.

Quello che conta è osservare il bambino nel suo insieme, senza allarmismi ma anche senza sottovalutare i segnali.

Ascoltare i dubbi dei genitori, effettuare una valutazione quando necessario e intervenire precocemente significa offrire al bambino maggiori opportunità di sviluppare al meglio le proprie potenzialità.

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da Schede Operative – 03 agosto 2026