*"Mio figlio non ascolta mai": perché continuare a ripetere le stesse cose non risolve il problema*
articoli a cura della Dott.ssa Francesca Tabellione – Neuropsicomotricista dell'Età Evolutiva
"Te l'ho già detto tre volte!"
"Perché non mi ascolti?"
"Possibile che debba ripetere tutto?"
Queste sono alcune delle frasi che ogni giorno risuonano nelle case e nelle scuole. Molti genitori arrivano in studio convinti che il proprio figlio non ascolti perché è svogliato, testardo o provocatorio. Allo stesso modo, numerosi insegnanti riferiscono di bambini che sembrano "vivere nel loro mondo", dimenticano immediatamente le consegne o iniziano un'attività diversa da quella richiesta.
Ma la domanda da porsi è un'altra:
Siamo davvero di fronte a un problema di ascolto?
Nella maggior parte dei casi, la risposta è no.
Ascoltare non significa semplicemente sentire
Quando un adulto dà una consegna, il bambino non deve limitarsi a sentire le parole. Deve mettere in atto una serie di processi cognitivi estremamente complessi che lavorano contemporaneamente.
Deve interrompere ciò che sta facendo, orientare l'attenzione verso chi parla, comprendere il linguaggio, mantenere l'informazione nella memoria di lavoro, inibire eventuali distrazioni, pianificare la risposta e infine eseguire correttamente ciò che gli è stato richiesto.
Tutto questo avviene in pochi secondi.
Se anche solo uno di questi processi è ancora immaturo, il risultato finale sarà lo stesso: il bambino sembrerà non aver ascoltato.
In realtà, spesso, non è riuscito a elaborare efficacemente la richiesta.
*Le Funzioni Esecutive: il "direttore d'orchestra" del comportamento*
Negli ultimi anni le ricerche sullo sviluppo infantile hanno evidenziato il ruolo fondamentale delle Funzioni Esecutive, cioè quell'insieme di abilità cognitive che permettono al bambino di controllare il proprio comportamento e adattarlo alle richieste dell'ambiente.
Tra queste troviamo:
l'attenzione;
la memoria di lavoro;
il controllo dell'impulsività;
la flessibilità cognitiva;
la capacità di pianificare e organizzare le azioni;
l'autoregolazione emotiva e comportamentale.
Quando queste competenze non sono ancora sufficientemente sviluppate, il bambino può avere difficoltà a seguire anche consegne molto semplici.
Non perché non voglia.
Perché, in quel momento, il suo cervello sta ancora imparando a gestire tutte le informazioni necessarie.
*Perché ripetere continuamente le consegne spesso non funziona*
Di fronte a un bambino che sembra non ascoltare, la risposta dell'adulto è quasi sempre la stessa: ripetere.
Prima una volta.
Poi due.
Poi cinque.
Infine alzando il tono della voce.
Il problema è che questa strategia raramente aiuta il bambino a sviluppare le competenze che gli mancano.
Anzi, spesso crea un circolo vizioso: il bambino si abitua ad agire solo dopo numerosi richiami, mentre il genitore aumenta progressivamente il livello di frustrazione.
Col tempo, la relazione rischia di trasformarsi in una continua sequenza di richieste, rimproveri e conflitti.
*Quando il problema non è l'educazione*
Uno degli errori più frequenti è attribuire tutto alla mancanza di regole o di educazione.
Certamente esistono situazioni in cui il bambino mette in atto comportamenti oppositivi. Tuttavia, nella pratica clinica, osserviamo molto spesso bambini che desiderano collaborare, ma non possiedono ancora gli strumenti necessari per farlo con continuità.
È importante ricordare che lo sviluppo delle Funzioni Esecutive è graduale e prosegue per molti anni. Pretendere da un bambino competenze che il suo cervello non ha ancora consolidato significa esporsi a continue delusioni, sia come adulti sia come educatori.
*Cosa può fare concretamente un adulto?*
La prima cosa è cambiare prospettiva.
Invece di chiedersi: "Perché non mi ascolta?", può essere più utile domandarsi:
"Quale abilità sta rendendo difficile questa consegna?"
È una difficoltà attentiva?
Ha dimenticato la richiesta?
È troppo impulsivo?
La consegna era troppo lunga?
Era immerso nel gioco e non è riuscito a spostare l'attenzione?
Queste domande permettono di comprendere meglio il comportamento del bambino e di intervenire in modo molto più efficace.
Le Funzioni Esecutive, infatti, non sono capacità fisse: possono essere potenziate attraverso esperienze adeguate, attività mirate e giochi pensati per stimolare attenzione, memoria, controllo dell'impulsività e autoregolazione.
*Comprendere prima di correggere*
Ogni comportamento è un messaggio.
Dietro un bambino che "non ascolta" non c'è sempre una sfida all'autorità. Molto spesso c'è un bambino che sta ancora costruendo quelle competenze che gli permetteranno, con il tempo, di gestire meglio le richieste degli adulti.
Per questo motivo il primo passo non è aumentare i rimproveri, ma comprendere il funzionamento del bambino.
Solo quando impariamo a leggere ciò che si nasconde dietro un comportamento possiamo scegliere strategie realmente efficaci.
Ed è proprio questa la missione del BC Brain Children: aiutare genitori, insegnanti e professionisti a comprendere il neurosviluppo, offrendo strumenti concreti basati sulle evidenze scientifiche e sull'esperienza clinica quotidiana.
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